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" PRIMA E DOPO IL TIRO " di Gunther Mittenzwei

Pubblicato da Paolo

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Dopo aver amirato con cura …..  il tiro!
Il selvatico però è schizzato via: maledizione!
Ricarichiamo, fumiamo una sigaretta con tutta tranquillità poi andiamo a vedere l’anschuss.
Sarebbe dovuto essere qua, ma questi campi sono tutti uguali; forse un po’ più a sinistra o forse più avanti, ma no questo cespuglio non c’era, forse abbiamo sbagliato.Allora torniamo sul punto di sparo, guardiamo anche con l’ottica del fucile e proviamo a cercare: vediamo l’erba medica, piccoli ciuffi d’erba secca a destra, si il punto è quello!
Allora torniamo a cercare l’anschuss, forse però il nostro animale stava a destra di quella ginestra mezza secca.
Prima di tirare il grilletto sarebbe stato così facile accertarsi davanti a quale di quei cespugli si trovava l’animale. Adesso avremmo semplicemente dovuto segnarlo con un fazzoletto di carta e con un altro indicare la via di fuga del selvatico.
Eravamo certi di averlo colpito bene, ma la bestia è fuggita come nulla fosse. Abbiamo anche ricaricato rapidamente pur sapendo che non avremmo potuto tirare un secondo colpo. Così non abbiamo sentito niente, sarebbe stato molto meglio ascoltare i rumori dell’animale in fuga: forse crollando il selvatico ferito avrebbe spezzato i rami, si sarebbe potuto lamentare per il dolore, soffiare; oppure avremmo potuto avvertire la fuga silenziosa dell’animale illeso.
Adesso ne avremmo saputo di più, ma purtroppo non abbiamo prestato abbastanza attenzione a quanto stava accadendo.
Andiamo di nuovo a calpestare il prato un po’ più a sinistra: ancora niente.
Cerchiamo il sangue nel passo che conduce nel bosco, poco prima del greppo, ma i punti in cui potrebbe essere entrato sono tanti e non c’è sangue da nessuna parte. Neppure le tracce si vedono, tanto è dura la terra e oramai comincia far buio.
Proviamo di nuovo a riflettere sull’accaduto: dopo lo sparo il selvatico è schizzato via silenzioso oppure no? Eppure è strano, molto strano, abbiamo mirato bene e il selvatico deve essere là da qualche parte, poi la palla del calibro usato lavora più che bene. Potrebbe essere morto là subito sopra il greppo. Proviamo a cercarlo di nuovo oppure no? Se poi dovesse essere ancora vivo, magari con un colpo basso alla zampa, e partire di nuovo? Ma no cosa andiamo a pensare, abbiamo mirato bene deve essere morto là da qualche parte e andiamo a cercarlo di nuovo, nella macchia. Non si vede più nulla per il buio, ma potrebbe essere qua, magari più a destra. Niente da fare troppo buio! Dannazione qua non prende neppure il telefonino! Cavolo oggi proprio non è la giornata giusta.
Torniamo alla macchina, bagnati di sudore fin nelle mutande, e ci spostiamo per telefonare.
Chiamiamo il Capodistretto: <<…cavolo se ho sparato bene! Ma mi è partito lo stesso. Comunque deve essere lì, solo che è buio e non riesco a trovarlo. Ora chiamo subito il recuperatore…>>

Quando parliamo al telefono con il recuperatore questi, oltre a chiederci come sono andate le cose, vuol sapere quanto ci siamo allontanati dall’anschuss per seguire l’animale ferito. Noi abbelliamo un po’ il racconto e mentendo spudoratamente dichiariamo di non esserci allontanati più di 30 metri dal punto del tiro, non possiamo certo far capire quanto siamo sprovveduti e scorretti quando ci troviamo a dover decidere da soli.
Dodici ore dopo siamo sull’aschuss con il recuperatore che con fare insistente e indagatore vuol sapere come sono andate esattamente le cose. Chiaramente continuiamo a raccontare un po’ di balle, non possiamo perdere la faccia proprio ora.
Il recuperatore vuole che ci mettiamo nel punto esatto in cui ci trovavamo al momento dello sparo e da lì indicare dove invece si trovava il selvatico. Peccato che non abbiamo potuto segnalare il punto con un fazzoletto di carta, ora sarebbe stato tutto molto più facile.
Dopo aver mirato con cura …..  il tiro!
Il selvatico però è schizzato via: maledizione!
Ricarichiamo, fumiamo una sigaretta con tutta tranquillità poi andiamo a vedere l’anschuss.
Sarebbe dovuto essere qua, ma questi campi sono tutti uguali; forse un po’ più a sinistra o forse più avanti, ma no questo cespuglio non c’era, forse abbiamo sbagliato.
Allora dov’era il selvatico? Più o meno là, un po’ più a destra o forse a sinistra, grossomodo lì.
Scemo di un cane, ma cosa fa? Prima tira a destra, poi a sinistra, sicuramente capisce poco del suo mestiere e pensare che gli altri lo lodano tanto.
Il recuperatore fa stendere il cane accanto allo zaino, poi si mette in ginocchio e guarda naso a terra, ma cosa fa? Pensavamo che avrebbe fatto cercare al cane. Ma è troppo a destra! Ora troppo a sinistra. Adesso decisamente troppo avanti, ma proprio non vuol sentire quel che gli diciamo.
Poi il recuperatore infila la lunga al cane e lo fa cercare, ma anche il cane va un po’ a destra un po’ a sinistra, ma finalmente venti metri più avanti a sinistra trova  finalmente l’aschuss.
Ma adesso cosa fa quel mezzo cane? Torna indietro! Poi va ancora a sinistra, di nuovo a destra e infine si infila nel bosco.
Un momento! Però il cane, poveretto, forse ha ragione: ieri sera quando abbiamo cercato abbiamo trasportato con i piedi sangue e pelo dappertutto!
Il recuperatore mette di nuovo il cane disteso accanto allo zaino e questa volta vuol sapere da noi fin dove ci siamo spinti a cercare la bestia ferita. Noi neghiamo spudoratamente, ma lui se ne rende perfettamente conto e prende di nuovo il cane  alla lunga e lo fa cercare. Secondo noi è troppo a sinistra, la bestia ferita non può essere andata da quella parte, ma stiamo zitti, non diciamo nulla questa volta. Poi il cane sparisce sopra il greppo, il recuperatore lo segue e noi dietro. Dopo appena duecento metri il cane si ferma sul selvatico morto e il recuperatore comincia a lodarlo per l’ottimo lavoro. Adesso anche noi vorremmo vedere il nostro animale, ma il cane ci ringhia contro e non ci fa avvicinare. Solo quando al cane verrà dato il comando di farsi da parte potremo vedere la bestia che ci ha fatto trascorrere una notte inquieta.
Alla fine il recuperatore procede con il rito dell’ultimo pasto, il Waidmannsheil e poi ci offre il Bruch: purtroppo non abbiamo indossato il cappello e ora non sappiamo dove mettere il rametto, ma non fa nulla siamo ugualmente contenti.
La prossima volta ci comporteremo sicuramente in modo un po’ più professionale: faremo attenzione a memorizzare il punto in cui si trova il selvatico e dove finirà la palla, faremo attenzione alla reazione al colpo cercando di cogliere se scappa a testa bassa, zoppicando o con la schiena inarcata e faremo molta attenzione alla direzione di fuga. La prossima volta prima di lasciare la nostra posizione per controllare l’aschuss memorizzeremo tutto, poi ci dirigeremo sul posto in linea retta e lo segneremo, in modo evidente, con un fazzoletto di carta. Segnaleremo pure tutti gli indici di ferimento che riusciremo a trovare e infine anche la via di fuga. Quando parleremo con il recuperatore racconteremo esattamente come sono andate le cose e ci occuperemo della ricerca con il massimo impegno. Quando vedremo lavorare il cane ci asterremo dal fare inutili commenti e faremo uso del telefonino il minimo indispensabile cercando di non disturbare il lavoro del cane e del recuperatore. Se lungo la via troveremo sangue, schegge d’osso, ciuffi di pelo o altro lo segnaleremo spezzando un ramo o facendolo presente al recuperatore.
La prossima volta con più attenzione, un po’ di fortuna e l’aiuto di S. Uberto forse troveremo più facilmente il nostro capo ferito.
  

Waidmannsheil

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