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"RIFLESSIONI SULLA GESTIONE DEI CERVIDI IN UMBRIA" 30 aprile 2016 organizzato da URCA.

Pubblicato su da Distretto.1ee.santacristina.Paolo Cenci

foto di Alfio Binario.

foto di Alfio Binario.

Interessantissimo convegno organizzato da Urca Umbria sabato 30 aprile alla Rocca di Casalina PG. E' intervenuta la dott. Maria Luisa Zanni, responsabile della pianificazione faunistica della Regione Emilia Romagna. Ha parlato della straordinaria realtà gestionale della sua regione soffermandosi su tutti i vari aspetti. Dalle azioni di monitoraggio al prelievo. Dai danni all'agricoltura alla filiera alimentare introdotta con la commercializzazione delle carni di selvaggina nobile. Interessantissimo anche l'intervento del dott. Silvano Toso, ex Direttore di Infs-Ispra che ha trattato con la ormai assodata competenza i molteplici aspetti della gestione. La sua relazione era resa ancor più interessante dalla proiezione di bellissime foto di ungulati.

Grandi assenti i presidenti dei due maggiori ATC della Regione.

foto di Alfio Binario.

foto di Alfio Binario.

"RIFLESSIONI SULLA GESTIONE DEI CERVIDI IN UMBRIA" 30 aprile 2016 organizzato da URCA.
foto di Alfio Binario.

foto di Alfio Binario.

Parlando di gestione mi sono ricordato quando nel 2007 l’urca allestì uno stand alla fiera della caccia di Salisburgo. Come Urca Umbria, orgogliosi del lavoro svolto, si volle portare i dati di quei primi sei anni di gestione. Realizzai uno stendardo con un paesaggio autunnale e tra caprioli daini e cervi dipinsi in basso al centro una tabella su cui riportai i dati. Dal 2000 con il distretto sperimentale di Scalocchio di circa 2000 ettari e 26 capi assegnati si era passati nel 2006 a più di 59000 ha gestiti e un piano di abbattimento di 524 caprioli. Se si confrontano i dati del 2006 con quelli attuali si capisce che l’evoluzione è stata esponenziale. Il capriolo ha colonizzato quasi tutto il territorio e quasi tutte le zone vocate sono coperte da distretti in cui operano centinaia di cacciatori con piani d’abbattimento importanti. Dal punto di vista dei numeri tutto è andato a gonfie vele. Ma la gestione non è solo questione di numeri . Non è solo un grafico da riportare su un pezzo di carta. La gestione è anche prelievo. Il prelievo è caccia e io dico che non ci può e non ci deve essere caccia di selezione senza il rispetto delle regole e dell’etica venatoria.

Ovviamente non va fatto di ogni erba un fascio, ci sono molti cacciatori corretti e distretti che rispettano il regolamento ma è altrettanto vero che il degrado che c’è ed è sotto gli occhi di tutti.

Io ho frequentato il primo corso del 2000. Si era cominciato bene. Mi ricordo alla prova scritta uno di noi provò ad usare il telefonino, forse per chiedere a qualche amico risposte che non sapeva. Il presidente della commissione lo aggredì segnando il suo nome e cognome dicendo che avrebbe preso provvedimenti. Pensai, “qui si fa sul serio”. Qualche corso più avanti iniziarono le associazioni venatorie a passare le risposte il giorno prima dell’esame. Poi tolsero l’obbligo di frequenza. Furono fatti gli esami senza la minima volontà di selezionare chi non era stato nemmeno presente da chi si era impegnato e aveva appreso, corsi fatti tanto per far entrare tutti. Forse pensavano che facendo entrare tutti, una volta nei distretti smettessero di sparare ai caprioli. Il risultato però è stato quello di distruggere l’immagine del cacciatore di selezione. Dalle mie parti ci chiamano bracconieri autorizzati. Per me è una grave offesa, ma a volte è difficile controbattere perche in molti casi hanno ragione.

Oltre a chi ha organizzato i corsi, un po’ di responsabilità è dell’ATC che dopo aver redatto un ottimo regolamento non si è mai imposto salvo casi estremi ed eclatanti che il suo regolamento fosse fino in fondo rispettato. Tutti sapevano tutto di tutti ma non si è fatto niente. Capo distretto nominati perché era l’amico dell’amico, senza alcun corso formativo. Cacciatori di sicuro in gamba, capaci di riconoscere ogni segno di presenza e di intercettare il selvatico in qualsiasi momento ma in troppi casi senza alcun rispetto delle regole e dell’etica venatoria. Quattro o cinque pagine di regolamento date in mano a una persona non ne cambiano il comportamento.

Altra colpa è un po’ dei nostri tecnici, quando hanno messo in testa ai capo distretto che il piano d’abbattimento doveva essere completato. Non aspettavano altro, se l’obiettivo è quello il fine giustifica i mezzi. Non si trova l’M1, se ti capita tira tu e poi mi chiami. Ho sbagliato il capo, lo scambio con il tuo tanto è nel piano, o al limite scambiamo poi la mandibola. Il capo assegnato non è nella mia zona, faccio un giro se lo trovo, poi se sparo dalla macchina che importa tanto è nel distretto, fa parte del piano. Per non parlare poi di quelli che i giretti li fanno nel distretto degli altri. C’e poi qualche capo distretto che se qualcuno ha problemi e non caccia o non riesce, ci pensa lui a fargli l’ abbattimento. Quando c’era il famoso bonus di cinque punti per il piano completato è successo che persone che non erano neanche state a caccia, a volte passavano avanti con i punti a chi si era impegnato tutto l’inverno senza successo.

Io dico che se la caccia di selezione è questa tanto vale smettere e le fascette vengano date a turno a chiunque ha la licenza, almeno non ci si prende in giro.

Il problema è che non ci sono i controlli? Io dico che il referente deve essere il responsabile di quello che avviene nel distretto e deve controllare. Di tempo ne abbiamo tutti poco ma una mezzora ogni tanto si deve trovare.

Un po’ di colpa è anche dell’Urca. Di ogni socio in primo luogo, perché tesserarsi con l’Urca non deve servire solo per avere lo sconto al poligono, ma deve significare una scelta una presa di posizione riguardo a certi fenomeni che andrebbero perlomeno segnalati. La colpa è un po’ più grave di chi dentro l’associazione ha avuto cariche o ruoli importanti e nei propri distretti non ha mai preso, soprattutto all’inizio, una posizione ferma e coerente. Forse dispiace perdere amici o consensi.

Ci sono comunque segnali positivi. Ho molto apprezzato la riorganizzazione dei punti di censimento da parte dell’Atc, indice che c’è la volontà di ricominciare e fare le cose seriamente. Azione necessaria non tanto per i nuovi distretti ma per quelli aperti da ormai parecchi anni. Ho anche sentito però che adesso l’ATC ha intenzione di prendere un'altra iniziativa. Vogliono snellire il regolamento.” Io non sono d’accordo. Si possono fare anche dei piccoli aggiustamenti ma il regolamento va bene così com’è. L’impostazione della caccia di selezione è e deve restare questa . Snellirlo significherebbe dar ragione a chi facendo i propri comodi se lo è già snellito da solo.

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