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L' ARTE E LA CACCIA

Pubblicato su da distretto.1ee.santacristina.over-blog.it

 

 

 

 

 

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Fin dai primordi, l’uomo, per necessità e per indole cacciatore, ha avvertito la  necessità di rappresentare in forma grafica o pittorica gli avvenimenti o le situazioni che viveva cacciando. Gli esempi più antichi risalgono all’epoca preistorica, quando con dei graffiti eseguiti sulle pareti delle caverne, si rappresentavano in maniera semplice ma efficace le scene di caccia e con sorprendente realismo, gli animali cacciati.

Uno dei maggiori ritrovamenti artistici dell’età paleolitica, è la grotta di Lascaux in Francia. Sulle pareti ed in particolare sul soffitto, sono rappresentati centinaia di animali, dei buoi, cavalli, bisonti, stambecchi ecc. La tecnica è quella della pittura parietale preistorica, che consiste nello stendere il colore direttamente sulla roccia.

 

  

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Risalente a 17000 anni fa, questo sito è stato definito per la sua importanza  la “ Cappella Sistina della preistoria.

 

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Con il passare dei secoli e nelle diverse culture, l’uomo ha sempre avvertito l’esigenza di rappresentare la caccia sia nella pittura che nella scultura.

 

 

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Basti pensare alle rappresentazioni di Diana nella scultura greca, alle raffigurazioni a carattere venatorio nel periodo Romano e a quelle del periodo medioevale.  

 

 

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Nel rinascimento, quando la caccia era celebrata con festose parate dalle grandi famiglie, agli artisti venivano richieste molte opere a soggetto venatorio.

Persino in quadri a soggetto religioso, in alcuni casi sullo sfondo compaiono scene legate alla caccia.  

 

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Significativo è il fatto che altre attività, come la raccolta di frutta o cereali dalla vegetazione spontanea, fondamentali anch’essi per la sopravvivenza, non venissero in alcun modo raffigurate.

L’uomo preistorico, istintivo e selvaggio, raccontando la caccia si avvicina all’arte, non si sa se a scopo propiziatorio o di semplice rievocazione, ma è cosi che realizza il suo primo approccio culturale.

 L’arte ha raccontato la caccia fino ai giorni nostri, ed in questa consonanza, nell’area Mitteleuropea si è sviluppata una forma artistica che è diventata poi sinonimo della caccia e del tiro di precisione  

L’arte dello” SCHEIBE”.

La Scheibe bersaglio dipinto su legno, si affermò nel 15° secolo in seguito ad un ordinamento di Friedrich Landefurts che imponeva a tutti gli abitanti del Tirolo di addestrarsi all’uso delle armi per difendere la propria “heimat”  ( concetto generico di Patria), dalle frequenti incursioni straniere. Nel 1511 l’editto del Kaiser Massimiliano I°, rimarca la precedente ordinanza. Sono questi eventi a spingere alla creazione di spazi per l’esercitazione al tiro ( Schiebsande ). Ogni manifestazione civile o religiosa era sfruttata per organizzare una gara di tiro. Appannaggio del vincitore, oltre agli altri premi, era sempre lo scheibe conquistato. Quando ci si allontanava dal periodo bellico, in cui il tiro era solo esercitazione alla guerra, la scheibe diventava rappresentazione realistica di luoghi e animali. Gli animali erano rappresentati in modo naturale nella loro vitalità e non soggetti di tiro. La scheibe rappresentava simbolicamente l’evento celebrato. L’iscrizione in latino o in tedesco, a volte in italiano, decifrava il significato allegorico della scena dipinta, con il nome del beneficiario del luogo o il fatto di cronaca. Oggi, con il  propagarsi  nel resto della nostra penisola della caccia di selezione, si sta diffondendo parallelamente anche questa forma artistica.  

                          

                Scheibe Sceiben 

 

                Scheiben    

                 www.dipintinaturalistici.com

 

 

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