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L'abito, fa il monaco?

Pubblicato su da distretto.1ee.santacristina.over-blog.it

Quando da ragazzo frequentavo l’Istituto d’Arte (erano gli anni del post sessantotto). In quei tempi,  a seconda di come ci si vestiva si veniva classificati per borghesi o proletari. Poi sono arrivati i metallari, i punk, i dark, i truzzi e ora anche gli emo.  Ognuno di queste categorie o gruppi ha un proprio modo di vestirsi e di atteggiarsi.  L’abbigliamento è quindi sinonimo di appartenenza. L’abito di sicuro non fa il monaco ma è anche vero che ogni ordine monastico ha il suo saio.

                                 Look a confronto.     img020 

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Noi come cacciatori di selezione, a quale modello possiamo rifarci?

Franco Perco, parlando dell’abbigliamento del cacciatore di selezione, sottolineava: non bisogna per forza vestirsi alla tedesca, l’abbigliamento può essere anche quello tradizionale, ma deve essere adeguato all’importanza dell’azione che si sta per compiere.

Io, fin dalla prima uscita in caccia di selezione, benché non avessi ancora elaborato questi concetti, non ho mai indossato gli abiti che potevano risultare un po’ logori perchè normalmente li usavo per la caccia vagante con il cane da ferma. Sapevo di fare qualcosa di diverso e più importante. Premesso che ogni persona deve sentirsi libero di vestirsi come gli va, è anche vero che come ci vestiamo a caccia, è la prima visione che la società si fa di noi. Quello che secondo me sarebbe da evitare è il mimetico di derivazione militare, i giubbotti tattici, i coltelli da Rambo. Così non sembriamo dei cacciatori ma dei guerriglieri. Una mattina di ormai diversi anni fa, incontrai in un appostamento temporaneo ai colombacci, un signore di un paese vicino, vestito con giubbotto tattico e  pantaloni mimetici, con un fucile a pompa nero con calcio ripiegabile, con una canna che credo non superasse i cinquanta centimetri, alla cintura un coltello lungo quasi quanto la canna del fucile.
Si dice che l'abito non fa il monaco. In questo caso quel tizio credo fosse un monaco del convento degli stupidi. In altre attività, vedi ad esempio ciclisti, calciatori, o in qualsiasi attività specialistica, tutti sanno cosa indossare. A caccia molto spesso questo non accade. Si indossano abiti dismessi logori o macchiati magari dalla vernice che abbiamo usato giorni prima. In questo modo sminuiamo l’azione che stiamo compiendo, non abbiamo la fierezza di essere cacciatori e  sembriamo spesso dei rubagalline.
I cacciatori mitteleurorei che hanno una cultura diversa e una diversa considerazione da parte della società, sanno come vestirsi. Consapevoli e fieri del loro status si vestono a volte da cacciatori anche nelle cerimonie civili.
Non dobbiamo copiarli, ma solo prenderli da esempio.

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RECUPERO DEGLI UNGULATI FERITI

Pubblicato su da distretto.1ee.santacristina.over-blog.it

Ritratto di OTTO

L’attività del recupero è praticata da un gruppo di appassionati che svolgono in forma gratuita un servizio totalmente a favore dei cacciatori. E’ indubbia anche l’importanza dal punto di vista etico, dato che si va a recuperare animali  che andrebbero sicuramente perduti andando a morire nel bosco spesso dopo lunga agonia. IL motivo dei ferimenti è che molto spesso la Caccia di Selezione viene affrontata con grande superficialità. La taratura della carabina va controllata almeno ogni stagione.  Prima dello sparo è indispensabile un attimo di riflessione per memorizzare l’esatta posizione del selvatico. Basta cercare dei riferimenti , un sasso un ramo un ciuffo d’erba di un altro colore. Sembra stano ma nella maggior parte dei ferimenti è molto difficile trovare l’Anschuss (punto dove è stato ferito l’animale). In molti casi, vedendo il selvatico andar via non si va nemmeno a controllare.  Spesso  controllando  non si vede nulla e si pensa di averlo mancato  mentre a volte il sangue comincia a gocciolare anche dopo alcune decine di metri. Ogni tiro che sembra andato a vuoto andrebbe controllato  chiamando un recuperatore. La percentuale di ritrovamenti in questi casi è molto alta. Se si trovano reperti sull’Anschuss, sangue o pelo o ossa a volte si tenta il recupero da soli, girando in lungo e in largo, cancellando e alterando le tracce, compromettendo il lavoro del cane da traccia. All’Anschuss , che una volta trovato andrebbe coperto con delle fronde, segnando la direzione di fuga del selvatico, ci si deve avvicinare con molta attenzione, considerando che il proiettile attraversando i tessuti , spruzza al di là del selvatico molto materiale, magari non visibile ad occhio nudo che se calpestato viene trasportato e disperso compromettendo il lavoro del cane da traccia.

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I cani da traccia che per le loro doti specifiche sono ritenuti i più idonei per questa attività sono, l’Annoveriano il Bavarese e il Dasbrak. Questi ausiliari vengono preparati con costante impegno e devono superare insieme ai conduttori dure prove abilitanti. Il servizio per i soci Urca è gratuito e l’animale recuperato comunque sempre vostro.

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